
Mi sono laureato in Musicoterapia frequentando il biennio magistrale presso il Conservatorio di Brescia. Ho lavorato per alcuni mesi presso l’orchestra inclusiva Le Risonanze di Villanuova sul Clisi (Bs), un’orchestra che accoglie bambini, ragazzi e adulti con disabilità e problematiche di tipo psichiatrico. Ho poi lavorato presso la RSA San Pietro di Castiglione delle Stiviere (Mn) per 7 mesi, applicando tecniche musicoterapiche di gruppo, in collaborazione con l’équipe medica, in particolare portando avanti un progetto di songwriting (composizione di canzoni) con un gruppo di 6 ospiti sofferenti di demenza, schizofrenia, disturbo bipolare, lesione cerebrale da ictus e lesione spinale.
Oggi
Attualmente sto lavorando presso la RSA Madonna del Corlo di Lonato sul Garda (Bs), con gruppi di anziani con Alzheimer e diverse forme di decadimento cognitivo severo, mentre da agosto di quest’anno condurrò un progetto di musicoterapia presso il Presidio Ospedaliero Territoriale di Prevalle (ASST Garda), con gruppi di adulti in cura per varie problematiche.
Musicoterapia?
Quale definizione possiamo darle? Da sottolineare l’etimologia della parola dove terapia deriva dal greco antico therapeía (θεραπεία), che significa “cura, trattamento, servizio, attenzione”. Questo termine è a sua volta derivato dal verbo therapeúein (θεραπεύειν), che significa “prendersi cura, servire, guarire”. In origine, il termine non aveva solo un’accezione medica, ma poteva riferirsi anche al servizio reso agli dèi o a una forma di assistenza generale.
Quindi una prima definizione potrebbe essere “prendersi cura di qualcuno o qualcuna utilizzando la musica” dove il prendersi cura non ha solo un’accezione medica, ma anche umana ed empatica.
Tutto ha inizio dalla consapevolezza che la musica provoca effetti concreti su di noi, effetti psico-fisici che vanno a coinvolgere in modo significativo gli ambiti della nostra persona, emozionale, psicologico, sensoriale, relazionale e comportamentale.
Musica e cervello
Pensate a come vi sentite quando ascoltate una musica che vi piace, oppure quando ascoltate una musica che non vi piace per niente. Nel primo caso proverete piacere, un miglioramento dell’umore, della motivazione, oppure un coinvolgimento emotivo che vi fa commuovere. Nel secondo caso la musica non gradita potrebbe provocare fastidio, irritazione e comunque una reazione repulsiva.
Tutte queste reazioni sono il risultato concreto della neuroplasticità del nostro cervello, il quale attivando aree specifiche distribuite nei due emisferi, provoca la produzione di quantità variabili di ormoni e neurotrasmettitori, quali per es. la dopamina (neurotras. movimento e ricompensa), la serotonina (neurostras. benessere), endorfina (neurotras. benessere), l’ossitocina (ormone: accoglienza), cortisolo (ormone : stress), adrenalina (neurostras. fuga), noradrenalina (idem)
La consapevolezza che il nostro corpo e la nostra mente possano subire trasformazioni in senso positivo o negativo, sulla base dell’esposizione ad una musica rispetto ad un’altra, sta alla base della sua utilizzazione anche a fini terapeutici, con l’obiettivo di migliorare la salute psico-fisica della persona.
…Quindi
Quindi per Musicoterapia si può intendere l’applicazione della musica con l’obiettivo di influenzare la salute psicofisica di una persona, al fine di migliorarla, stabilizzarla o anche proteggerla in senso preventivo, sfruttando tutte le sue componenti quali: il ritmo, il timbro, la dinamica (forte-piano), la melodia, l’armonia, la durata.
L’obiettivo è quello di provocare “forze dinamiche di cambiamento”, come dice Kenneth Bruscia, uno dei padri della musicoterapia moderna, al fine di aiutare la persona a gestire e a superare il suo disagio, il suo disturbo, aiutandola a cambiare in senso positivo la percezione di sé, per ritrovare la forza, la motivazione, anche in una situazione di malattia e sofferenza.